Certo...la morte di un ragazzo di 24 anni fa sempre tristezza. E sono davvero ignobili le speculazioni ( specialmente editoriali ) in materia . Ma ho la netta sensazione che questa santificazione di Marco Simoncelli ( con tutto il rispetto ) sia inappropriata e del tutto esagerata. In Afghanistan , solo per parlare di uno dei teatri di guerra dove i nostri ragazzi operano da anni nel peace keeping ) sono già morti 45 dei nostri militari. D'accordo... erano solo soldati e non divi dello sport. Solo un cretino ( ma sono tanti ) può pensare che abbiano scelto quel rischio in cambio di grosse cifre ( ridicole in confronto ai guadagni degli sportivi internazionali ) che avrebbero cambiato loro la vita . Al massimo, tornati a casa, si sono abbassati la rata del mutuo. Ripartendo in missione altre volte per portare a casa qualcosa in più.
Ma soprattutto per QUEI ragazzi in divisa , di cui non ricordiamo nemmeno i nomi dopo un giorno, non si sono sprecate edizioni straordinarie e non vedremo libri, inserti speciali dei giornali, lunghe e ripetitive trasmissioni televisive piene di gente che dice le stesse cose per giorni. QUEI ragazzi hanno onorato il nostro Paese e sono tornati morti su un triste C 130 , in un aeroporto militare semideserto e con un picchetto d'onore di venti uomini al massimo. Alcuni di loro avevano la stessa età o poco più di quella di Marco Simoncelli. Ciò che m'indigna è la nostra commozione rivolta SOLO ai personaggi famosi , quelli di cui sapevamo già tutto e che abbiamo già adulato e glorificato in vita. Ma la commozione per QUEI poveri cristi in divisa, e per tutta la brava gente che muore ogni giorno facendo cose non certamente meno degne che correre in pista, per loro ... niente commozione ? nessun ricordo ? nessuno speciale televisivo ?
Ma soprattutto per QUEI ragazzi in divisa , di cui non ricordiamo nemmeno i nomi dopo un giorno, non si sono sprecate edizioni straordinarie e non vedremo libri, inserti speciali dei giornali, lunghe e ripetitive trasmissioni televisive piene di gente che dice le stesse cose per giorni. QUEI ragazzi hanno onorato il nostro Paese e sono tornati morti su un triste C 130 , in un aeroporto militare semideserto e con un picchetto d'onore di venti uomini al massimo. Alcuni di loro avevano la stessa età o poco più di quella di Marco Simoncelli. Ciò che m'indigna è la nostra commozione rivolta SOLO ai personaggi famosi , quelli di cui sapevamo già tutto e che abbiamo già adulato e glorificato in vita. Ma la commozione per QUEI poveri cristi in divisa, e per tutta la brava gente che muore ogni giorno facendo cose non certamente meno degne che correre in pista, per loro ... niente commozione ? nessun ricordo ? nessuno speciale televisivo ?
No. Loro erano solo dei bravi soldati o dei bravi operai o dei bravi marinai o , chissà...bravi pompieri . Di cui non conosciamo nemmeno il nome. Morti pure loro . E che non alimenteranno il mito del quale sembra non possiamo più fare a meno.

13 commenti:
La penso come te Badola.
Tu non sei su facebook, ma ti posso assicurare che girano dei link da far rizzare i peli sulla schiena.
Per carità, mi spiace per lui, ma i motociclisti sanno il rischio che corrono. E vengono anche ben pagati.
Qualcuno ha scritto "Il loro stipendio se lo guadagnano tutto".
Questa frase mi è rimasta sullo stomaco. Ci sono tanti lavori pericolosissimi dove le persone guadagnano un'inezia e rischiano la morte tutti i giorni. E quando muoiono, di quelle non se ne parla mai. Della gente comune non si parla mai.
Tutta questo spingere dei media è insopportabile, lui come Steve Jobs.
Veramente, sono nauseata.
@ elerwen
..."nauseata" mi sembra esagerato, come fuori luogo mi sembra associare Simoncelli a Jobs....
Che piaccia o no, quando muore un vip fa notizia, specie se succede un incidente terribile come è successo a Sic. Che poi i media ci ricamino sopra...non è una novità (Cogne, Perugia e Avetrana insegnano).
La morte di un qualsiasi lavoratore non fa più ascolto; ce ne sono troppe e a cadenza giornaliera, per cui diventano una notizia come tante altre.
Per i militari morti in guerra in Iraq prima e ora in Afghanistan(altro che peace-keeping!) all'inizio c'era effettivamente più partecipazione della gente con relativa sovraesposizione mediatica; ora, man mano che il numero di decessi cresce, non ci si fa più caso, anzi lo si vive come se fosse un qualcosa di routine.
Foam
no, no, io sono proprio nauseata. Specialmente dai telegiornali. Non li reggo proprio più!
Infatti ho smesso di guardarli.
E sì, lo paragono a Jobs perché mi pare fin esagerato l'aver pubblicato ben 5 libri su di lui dopo la sua morte.
ah, già Bad, tu sei di parte per l'iphone ;)
@ foam
ti cito :
"Per i militari morti in guerra in Iraq prima e ora in Afghanistan(altro che peace-keeping!"
Non mi risulta che in Iraq o in Afghanistan i nostri militari ci siano andati per fare o abbiano fatto azioni di guerra...
@ elerwen
pur essendo un soddisfatto cliente di casa Apple ( anche per via dei Mac con cui scrivo anche questo blog ) confesso di non aver mai perso le bave per Jobs anche quando era in vita.
Sono tendenzialmente immune ai miti ed alla fidelizzazione commerciale. Compro ciò che mi piace e che mi va bene in quel momento.Non mi ci sposo e non diffondo il Verbo.
:)
ah... non sei un esaltato! ;-) meglio così! Però ammettilo, era il caso di tirare su un casino del genere anche per Jobs? ...mah! Per carità avrà fatto tante cose per la apple (tre le quali salvargli i fondelli), ma mica muore solo lui!
ciò che intendo ( e quello di Simoncelli era solo un esempio) è che non credo si tratti soltanto di differenze tra VIP e persone normali, peraltro sono ben conscio che i media pubblicano e danno particolare enfasi a ciò che fa audience...
Ma ciò che voglio dire è quanto ho sintetizzato
nell'ultima frase del mio post: ABBIAMO BISOGNO DI MITI . Per una serie definita ma non cortissima di motivi, tra i quali metterei l'assenza di veri punti di riferimento soprattutto per i giovani.
Ed un MITO MORTO ha l'innegabile vantaggio di non arrabbiarsi se gli attribuiamo cose a lui estranee, ci permette una buona dose di "personalizzazione caratteriale " che lo renda fittiziamente molto più simile a noi di quanto magari non fosse e, soprattutto , NON CI DELUDERA'.
Non voglio peccare di prosopopea facendo un'analisi blandamente sociologica di questo fenomeno del MITO DEFUNTO. Ma non credo di essere lontano dalla verità affermando che il MITO MORTO ha un'arma infallibile, rispetto ad eventuali miti viventi, per scolpirsi nella mente di persone mitodipendenti : NON PUO' DELUDERCI
Ed ecco che i tanti miti divampati come incendi dopo la morte di alcuni personaggi entrano nel cuore della gente che VUOLE L'EROE INVINCIBILE, quello che solo la morte può piegare.
E tutto ciò gli esperti di comunicazione di massa e di marketing lo sanno benissimo. UN MITO VIVENTE è fragile, potenzialmente pericoloso e soggetto a possibili cali di popolarità improvvisi per gaffes, eccessi, errori umani.
IL MITO MORTO è perfetto. Cristallizzato nella mente di un popolo di mitodipendenti assume la figura imponente dell'eroe senza tema e senza macchia e FUNZIONA .
Ma tutto ciò , alla fine . è tristissimo. Indice di un mondo popolato da giovani ed ex-giovani che ABBISOGNANO di proiettare se stessi verso un modello tanto irraggiungibile quanto distante dalla realtà quotidiana. Nessuno di loro vuole rimanere ciò che è davvero, al contrario tutti anelano ad assomigliare in qualche modo al mito di turno.
E la sterminata schiera dei delusi...di coloro che non sono riusciti a fare nemmeno la centesima parte di quanto è riuscito ( o almeno di ciò che a loro sembra sia riuscito di fare ) al loro mito alimenta altro malcontento ed altra fame di mito.
E la vita quotidiana scorre implacabile ed ingiusta. in un circolo vizioso che soltanto la forte coscienza di mandare al diavolo TUTTI i miti e di mirare o accontentarsi DI UNA VITA ONESTA, SODDISFACENTE E E SERENA potrà spezzare.
Ma i miti fanno vendere tanto e di tutto. E lo sconosciuto che ci guadagna tantissimo a costruire miti e rivenderli ai famelici boccaloni probabilmente non diventerà un mito egli stesso, ma più ricco e/o potente di prima, benedicendo tutta questa fame di mito.
il sig. usai (morto alle 5terre per salvare qualche concittadino dall'alluvione) meriterebbe più spazio del comunque caro e indimenticabile sic.
amador
@anonimo: hai pienamente ragione.
...ma perchè a tutti i costi bisogna fare un parallelo tra la morte di un personaggio "famoso" e uno non?
Da quando mondo è mondo è sempre stato così e sarà sempre così, non capisco proprio dove sta lo scandalo.
Non ho difficoltà ad ammettere e non mi sembra di dire una bestemmia se dico che sono rimasto più impressionato dalla morte di Simoncelli che da quella del povero Usai,come sono più toccato dalla morte del mio vicino di casa che da quella di uno sconosciuto.
E con questo non voglio assolutamente dire che ci siano morti di serie A e morti di serie B
Allora non guardiamo più la tv e non leggiamo più i giornali, così i miti rimangono smitizzati e la loro morte, soprattutto se prematura ci lascerà completamente indifferente.
@ anonimo delle 00.01
rispettabile punto di vista, il tuo, che tuttavia dimostra che non soltanto non hai capito ciò che intendevo dire io, ma, soprattutto, che il senso critico difetta alla maggioranza dei telespettatori e lettori dei giornali
Quando e' morto simoncelli mi e' dispiaciuto, non perché era una persona famosa, ma una persona che in qualche modo faceva parte,della mia vita. In pratica lo vedevo in tv, mi faceva simpatia, ed e' normale che gran parte d Italia, condividesse questa cosa. La settimana dopo e' morto il mio pescivendolo, mi e' dispiaciuto molto di più della morte di simoncelli, ma a piangerlo c'erano solo le persone che lo conoscevano, logicamente.
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